SMariaMaggiore Retri di chiese

Ci sono delle zone absidali davvero meravigliose. I retri delle chiese son quasi sempre spazi di proprietà degli edifici ecclesiastici. Lì si sviluppano case canoniche, campetti ricreativi per i bambini fedeli osservanti e praticanti, conventi.

Essi sono spazi molto spesso sottovalutati. A parte il meraviglioso edificio che è Santa Maria Maggiore in Roma, la riflessione sulla sacralità del retro delle chiese mi è sempre balenata nella testa, ma ultimamente ho riflettuto ancor più su questi spazi perché dovevo progettare uno spazio retrostante una chiesa, spazio che coincide con l’ingresso in una cittadina. La cittadina è Fertilia, città di fondazione del ventennio, testa del territorio di bonifica della Nurra. La cittadina si sviluppa verso il mare e, a distanza proietta la sua vista proprio su Alghero, città di cui a sua volta è frazione. Fertilia guarda al mare pur essendo una città nata per occuparsi di un territorio interno. Vuole essere la testa di un territorio a cui di fatto volta le spalle. Da riprogettarne era l’entrata. La prima reazione scaturita in me è stata quasi di rivalsa, ovvero se la cittadina di fatto volta le spalle al territorio, allora io creo spazi che sono importanti tanto quanto quelli della città esistente ma sul retro. Ne stacco nettamente i legami perché io la sento staccata. Quella cittadina così come è sistemata, così come è vissuta dai suoi abitanti non si occupa del territorio agricolo in senso stretto.

Così anziché ampliare la cittadina sul retro ne creavo un’altra uguale e contraria. Se quella era razionale e istituzionale data la presenza della chiesa, dell’edificio comunale, della caserma dei carabinieri, io creo una cittadina mondana, di parchi e spazi per concerti, mercati ed edifici ludici, una città profana. Profana a cominciare dal retro della chiesa. Uno spazio teatrale, un auditorium all’aperto proprio di fronte alla loggia utilizzata dalla perpetua per stendere i paramenti sacri. L’impulso della neofita che è in me è mosso da recondite prese di distanza da tutto ciò che è stato creato dal ventennio. La verità è il non voler accettare che dopo il ventennio è stato fatto poco di sistematico che caratterizzasse così indiscutibilmente e unitariamente un insieme di popolazioni in un unico popolo italiano.

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