Conversano Spazi accoglienti e spazi repellenti

Passeggiando per una città del nord Europa io ed un mio amico ci siamo ritrovati in uno slargo. Edifici vari vi si affacciano, tra i quali un bar, una osteria italiana, l’archivio fotografico nazionale, una galleria d’arte, un cinema. Gli edifici sono alti tra gli 8 ed i 30 metri, il diametro della piazza forse è di circa trenta metri. Il mio sguardo da neofita dell’architettura ha notato edifici di qualità originale, nuovi.

Mi sono confrontata con la persona che era con me sulle caratteristiche di quello spazio.

A me sembrava una piazza , per il mio interlocutore no.

Mi sono soffermata a pensare all’idea di piazza passando in rassegna le piazze italiane e le caratteristiche che connotano una piazza. Piazza del Campo a Siena, Piazza Plebiscito a Napoli, Piazza Navona a Roma, Piazza Mercantile a Bari, Piazza d’Italia a Sassari, Piazza San Marco a Venezia, Piazza della Signoria a Firenze e chi più ne ha più ne metta. Tutti spazi tangenti o intersecanti strade importanti dal punto di vista del flusso veicolare o pedonale, tutti delimitati da edifici proporzionati alla superficie della piazza, con edifici pubblici alternati ad edifici privati, con negozi, caffè, ed altre attività che determinano il passaggio o la permanenza di un flusso di gente.

Bene, nello spazio in cui ci trovavamo noi più che in una piazza sembrava di essere sul retro di edifici importanti, begli edifici ma identificati come retri!

Il mio interlocutore manifestava addirittura segni di claustrofobia all’idea che quella potesse essere una piazza. Questo spazio è considerato una delle più belle piazze di questa città.

La riflessione che mi fa scaturire una esperienza del genere è che ci si trova di fronte ad uno iato tra teorie di professionisti, architetti in questo caso, e sensazioni di gente comune.

E la domanda che mi sorge è: se io fossi architetto cosa farei?

Considererei la percezione del cittadino comune o continuerei per la mia strada di ricerca e sperimentazione senza considerare l’effetto che la mia creazione creerebbe?

L’Architettura deve far star bene l’uomo o deve sperimentare e creare a prescindere da esso? E se progetto e realizzo una piazza che dal cittadino comune non è considerata tale, in qualità di architetto devo considerarlo un fallimento o devo crogiolarmi sulla relazione ben motivata addotta per giustificarne la realizzazione?

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